Riassunto
In diverse regioni vinicole francesi, i viticoltori stanno reimpiantando varietà ancestrali abbandonate in passato per bassi rendimenti o maturazione irregolare, affiancandole a nuovi ibridi resistenti alle malattie fungine. Nel sud-ovest, uve come tardif, bouysselet, loin de l’œil e arrufiac vengono reintrodotte in vigneti che le avevano precedentemente scartate. A Bordeaux, le tenute stanno catalogando e assemblando varietà storiche come mancin, castets, saint-macaire e bouchalès, che un tempo venivano messe da parte per acidità o scarso rendimento.
Il programma INRAE-ResDur, sviluppato insieme all’Institut Français de la Vigne et du Vin (IFV), ha prodotto ibridi approvati tra cui artaban, floréal, voltis e vidoc. Queste varietà richiedono fino all’80% in meno di trattamenti fitosanitari rispetto alle viti vinifera standard, un dato significativo in un settore in cui i vigneti coprono il 3,7% della superficie agricola francese ma rappresentano il 20% di tutto l’uso di pesticidi.
Il 14 febbraio di quest’anno le autorità francesi hanno approvato quattordici nuove varietà di vite per la coltivazione nazionale, undici delle quali resistenti alle malattie: sei della serie ResDur e cinque della serie Bouquet, sviluppata dal compianto ricercatore INRA Alain Bouquet. Produttori in Languedoc, Corbières, Beaujolais, nei monti Baschi e nell’Aube stanno già vinificando commercialmente queste uve, applicando in alcuni casi solo tre trattamenti all’anno rispetto ai quindici necessari per le varietà convenzionali.
Il cambiamento risponde alla pressione climatica, alla domanda dei consumatori per vini più freschi e leggeri e agli obiettivi dell’UE di ridurre l’uso di pesticidi nei vigneti. Le regole delle AOC limitano ancora l’uso degli ibridi al massimo al 10% negli assemblaggi e al 5% della superficie coltivata, confinando la maggior parte dei vini ibridi allo status di Vin de France. Tale vincolo rimane il principale ostacolo a un’adozione più ampia, nonostante i solidi argomenti agronomici a favore di queste varietà.
Il nostro commento
L’articolo presenta questo sviluppo come una strategia coerente e orientata al futuro. Tuttavia, questa rappresentazione merita un’analisi critica. Le regole europee sulle denominazioni escludono ancora nella maggior parte dei casi le varietà ibride nei vini AOC, confinandole allo status di Vin de France, limitandone il valore di mercato e gli incentivi per i produttori. Anche il rilancio di varietà ancestrali comporta rischi reali: rese basse e maturazione irregolare erano problemi concreti, non immaginari. L’articolo è corretto nei fatti, ma tratta in modo superficiale le tensioni strutturali tra innovazione e sistema delle denominazioni protette.
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